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Falaride
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Falaride (in greco antico Φάλαρις?, Phálaris; ... – 554 a.C.) fu il primo tiranno di Agrigento, dal 570 a.C. circa fino alla mortecite-ref-adornato-1-0[1].
Noto per la sua eccessiva crudeltà appartenne, insieme a mwcwPanezio di Lentini e a mwdaCleandro di Gela, ad una generazione di mwdqautocrati di epoca arcaica di poco successivi alla fine della mwdgcolonizzazione greca in Occidente, avviatasi intorno alla metà dell'mwdwVIII secolo a.C. La sua tirannide, iniziata nemmeno dieci anni dopo la fondazione della città, fu probabilmente legata alla composizione etnica dei fondatori di mweaGela, madrepatria di Agrigento.cite-ref-braccesi55-2-0[2]
Contents
• Note
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Biografia
Verità e mito
La figura di Falaride è avvolta nel mito. Forse un nobile di lontana ascendenza rodiacite-ref-3[3], è universalmente ricordato come il prototipo del mwjqtiranno crudele tanto che mwjgAttico, scrittore romano, coniò il neologismo Φαλαρισμός per indicare un comportamento tirannicocite-ref-4[4]cite-ref-5[5]. La sua cattiva fama è da attribuire al cosiddetto "mwlwtoro di Falaride", un toro di mwmaottone (commissionato all'ateniese mwmqPerillo e citato anche nel mwmgventisettesimo canto dell'Inferno di mwnqDante), in cui il tiranno faceva arrostire vivi i propri nemici. Secondo altre fonti, Falaride amava cibarsi di infanticite-ref-finley60-6-0[6]. Non è però di fatto possibile distinguere verità da mitocite-ref-finley60-6-1[6]cite-ref-perseus-7-0[7].
Anche sull'epoca in cui collocare la sua tirannide non c'è stato sempre accordo: alcune datazioni alte lo collocano al tempo della trentunesima olimpiade (mwqw656 a.C.)cite-ref-8[8], ma in genere si dà più credito alla mwsamwsqSuda, che lo colloca ai tempi della cinquantaduesima olimpiade (571-570 a.C.)cite-ref-adornato-1-1[1], il che coinciderebbe con altre testimonianze che lo indicano come contemporaneo di mwtgStesicoro e di mwtwCreso. mwuaEusebio di Cesarea, che ci informa che Falaride stette al potere per sedici anni, in due diversi passaggi del suo mwuqmwugChronicon oscilla tra le due datazioni.cite-ref-perseus-7-1[7] In ogni caso, il primo riferimento letterario alla figura di Falaride è il poeta mwvwPindarocite-ref-finley60-6-2[6]:
(greco antico)
«οὐ φθίνει Κροίσου φιλόφρων ἀρετά:
τὸν δὲ ταύρῳ χαλκέῳ καυτῆρα νηλέα νόον
ἐχθρὰ Φάλαριν κατέχει παντᾷ φάτις,
οὐδέ νιν φόρμιγγες ὑπωρόφιαι κοινωνίαν
μαλθακὰν παίδων ὀάροισι δέκονται.»
(italiano)
«Non è distrutta di Creso ancor la bontà, la virtude;
ma Falaride, cuore feroce, che ardeva le genti
nel tauro di bronzo, lo avvolge la fama odiosa:
né fra le mense le cetere
nelle canzoni dei giovani l'accolgono.»
(Pindaro, Pitica I, v.94-98)
Il passaggio dimostra che la cattiva fama del tiranno era già ampiamente sedimentata nella coscienza dei Greci già a cavallo tra VI e V secolo a.C. e questa fama perdurerà incrollabile (mwxwCicerone, ad esempio, nelle mwyamwyqVerrine chiama Falaride mwygcrudelissimus omnium tyrannorumcite-ref-9[9])cite-ref-perseus-7-2[7].
Esiste una tradizione che ne colloca la nascita ad Astypalaea (l'odierna mwbaStampalia, mwbqisola dell'Egeo) e lo fa giungere ad Akragas come esiliato. Questa tradizione, forse giunta dai sostenitori di Falaride, è tratta da un epistolario pseudo-epigrafo di autore ignoto (mwbgep. 25) e viene generalmente intesa come non improbabile in quanto sorta di mwbwmwcalectio difficilior. Astipalea rappresenterebbe un sito neutro rispetto a Rodi e a Creta, ma anche un ponte tra le due isole, e quindi metaforicamente Falaride figura come ponte per la pacificazione tra le due etnie che caratterizzano la fondazione di Agrigento.cite-ref-10[10]
Che queste mwdglettere di Falaride fossero un falso fu dimostrato dal filologo inglese mwdwRichard Bentley (1662-1742)cite-ref-11[11]. È comunque notevole che da questo epistolario esca un'immagine del tiranno decisamente diversa da quella tradizionale: Falaride vi è ritratto come un amante delle lettere e della filosofia, come un patrono dei letterati, spinto a commettere atti crudeli solo dalle circostanze, ma in genere dotato di un carattere mite. Evidentemente, l'anonimo retore autore delle lettere deve essersi rifatto ad una tradizione anch'essa circolante, pur se minoritaria.cite-ref-perseus-7-3[7]
L'ascesa al potere
Non è chiaro come Falaride sia giunto al potere. Il retore macedone mwggPolieno (mwgwII secolo d.C.) racconta che Falaride era in origine un esattore delle tasse e che avrebbe finto di raccogliere denaro per costruire un tempio a mwhaZeuscite-ref-12[12]: con il denaro raccolto avrebbe invece costruito una cittadella, che occupò con un'armata. Sembra che già mwiqAristotele dubitasse della verità di questa storiacite-ref-13[13]. Sempre Polieno ci informa anche del fatto che Falaride avrebbe messo in atto il colpo di stato in coincidenza con le mwjgTesmoforiecite-ref-14[14]: probabilmente il significato della scelta rinvia al fatto che si tratta di festività in onore di mwkwdivinità ctonie, in cui è naturale che si incontrassero genti greche e genti indigene.cite-ref-15[15]
L'ipotesi di un'origine etnica della tirannide: Falaride esimneta
A distinguere Falaride da autocrati dello stesso periodo (Panezio e Cleandro) è il fatto che il tiranno agrigentino difficilmente può essere inteso come eversore, in chiave demagogica, del potere oligarchico, appunto perché la tirannide agrigentina sorge troppo a ridosso della fondazione della stessa città, per cui appare improbabile che ad Akragas ci fosse stato tempo sufficiente perché si creasse un contesto di conflittualità tra mwngdemos e aristocrazia. La tirannide potrebbe allora essere sorta, piuttosto, per pacificare un conflitto etnico tra le compagini mwnwrodia e mwoacretese che l'avevano fondata. Akragas, quindi, erediterebbe i problemi della composizione etnica di Gela, anche se a Gela la tirannide prenderà vita, forse sempre per una mwoqstasis tra etnie diverse (come attesta mwowErodoto), soltanto sul finire del mwpaVI secolo a.C., con Cleandrocite-ref-braccesi55-2-1[2]cite-ref-braccesi-millino58-16-0[16]. Di Akragas mwrqTucidide ricorda infatti due mwrgecisti, Aristonoo e Pistilo, e dietro questi due fondatori potrebbero stare appunto i due differenti rami etnicamente distinticite-ref-17[17]cite-ref-18[18].
«È Falaride [...] immeritevole della bieca condanna, per crudeltà e depravazione, che aleggia in tutta la tradizione di età successiva. Condanna che, per essere tanto violenta, tanto colorita, tanto infamante, richiede in ogni caso un mandante. Il quale, assai probabilmente, quasi un secolo dopo, è da rintracciare nel grande Terone della famiglia degli Emmenidi, il più illustre di tutti i tiranni agrigentini.
»
La tradizione di un Falaride feroce tiranno verrà poi ripresa dallo storico mwxaTimeo di Tauromeniocite-ref-braccesi11-20-0[20], anche se questi negò l'esistenza stessa del famoso torocite-ref-perseus-7-4[7].
La permanenza al potere
Anche dei sedici anni che videro Falaride al potere (stando al conteggio di Eusebio) sappiamo pochissimo. Restano alcuni aneddoti riportati da Polieno, secondo cui il tiranno portava avanti una politica bellicosa con i vicini e che l'espandersi del suo territorio era più il frutto dell'astuzia che della forzacite-ref-21[21]. Stando ad Aristotele, Falaride avrebbe comandato a mw0wImera nello stesso periodo in cui era tiranno ad Akragascite-ref-22[22]; la mw2aSuda lo indica addirittura come padrone dell'intera Sicilia, ma la notizia non ha fondamento.cite-ref-perseus-7-5[7]
In generale, sembra che la tirannide di Falaride si sia caratterizzata secondo due direttrici abbastanza tipiche delle tirannidi: sul fronte interno, l'immagine del regime è curata attraverso una politica di opere pubbliche (in particolare, la costruzione della prima cinta muraria della città); sul fronte esterno, attraverso una politica espansionistica.cite-ref-adornato-1-2[1]cite-ref-23[23]
Le campagne militari
Un'altra ragione che può aver favorito l'ascesa di Falaride fu il desiderio degli Akragantini di affrancarsi dalla madrepatria Gela. E infatti la storiografia tradizionalmente attesta un'espansione di Falaride verso est, fino a Ecnomo (poco a ovest dell'odierna mw6qLicata), cioè oltre il mw6gfiume Salso, dove furono poste alcune fortezze (come confermato dagli scavi archeologici). Quindi, se la ricostruzione è corretta, la prima direttrice di espansione di Akragas è proprio a danno di Gela (in futuro il Salso fungerà da confine naturale tra le due mw6wmw7apoleis).cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]
Successivamente, si delinea una seconda direttrice di espansione, verso ovest, in particolare verso l'Hálikos (l'odierno mw9gfiume Platani), contro popolazioni mw9wsicane. Anche la veridicità delle conquiste di Falaride a danno dei Sicani è stata presa di mira da alcuni storici che la considerano un semplice «mito razionalizzato» affinché risulti credibilecite-ref-26[26].
Sembra, comunque, che Falaride riesca ad espugnare la fortezza di mw-qCamico (luogo in cui era stata posta la morte di mw-gMinosse per mano del re sicano mw-wCocalocite-ref-27[27]). La tradizione riferisce anche della conquista di mwaqqOuessa, centro non localizzabile. Ouessa era forse un centro sicano già influenzato dall'ascendente siculo, stando almeno al nome del suo re, forse di origini siculo-illiriche, tale Teuto. Queste campagne vengono vagamente rievocate da autori tipicamente interessati alle vicende militari, quali sono mwaquFrontinocite-ref-28[28] e Polienocite-ref-29[29]. Esse, però, sono attestate anche dalla mwaq4Cronaca del tempio di Lindocite-ref-30[30], in cui è fatta menzione di un arcaico mwarqcratere con una dedica di mwaruDedalo a Cocalo.cite-ref-31[31] Tale cratere viene poi inviato da Falaride a Rodi, con una dedica all'Athena Lindia. Se la dedica di Dedalo è molto probabilmente un falso, quella di Falaride appare invece autentica. La ridedicazione del cratere da parte del tiranno appare doppiamente significativa: vi è un riferimento al mito di mwaroMinosse (per la prima volta sfruttato politicamente in Sicilia), quindi all'elemento cretese, e un altro al tempio di mwarsLindo, quindi all'elemento rodio.cite-ref-32[32]
Più dubbio, ma possibile, l'intento di espandersi ai danni di Imera. Falaride viene comunque destituito da una congiura (mwase554 a.C.) e forse cade vittima dello stesso celebre toro che Perillo gli aveva costruito, finendo arrostito, con la madre ed i mwasiphiloi, cioè i consiglieri membri della sua consorteria.cite-ref-braccesi57-19-1[19]cite-ref-braccesi11-20-1[20]
Le relazioni mitologiche tra Dedalo e Falaride
La fine del toro di Falaride
Del mwas8toro di Falaride si raccontano differenti epiloghi: secondo una versione, sarebbe stato gettato in mare una volta destituito Falaride; secondo un'altra versione, all'inizio della mwataSeconda guerra greco-punica, i mwateCartaginesi lo trassero come bottino di guerra nel mwati406 a.C., in occasione della distruzione di Akragascite-ref-33[33]cite-ref-34[34]. Diodoro, che dà credito alla versione del bottino di guerra, riporta che mwatsScipione l'Emiliano ritrovò il toro di Falaride mentre stava saccheggiando Cartagine nel mwatw146 a.C. Il conquistatore di Cartagine era molto amato in Sicilia per i suoi doni, tra cui c'era la restituzione del toro di Falaride ad Akragas, in una data che risale a prima della stesura della mwat0Bibliotheca historica di Diodoro, mwat430 a.C. circa, (XIII, 90).cite-ref-walb39-35-0[35]
Le argomentazioni di Timeo riguardo al toro
Dalle testimonianze di Polibio (XII, 25) e di Diodoro (XIII, 90), grazie anche a uno scoliasta di Pindaro (mwauuPrima Pitica, 185), si conosce che nei mwauySikelikà di mwaucTimeo di Tauromenio, di cui oggi rimangono frammenti, era ampiamente e criticamente discussa la veridicità del toro di Falaride. Dalle succitate fonti si possono ascrivere quattro principali considerazioni che Timeo fece nella sua opera, così come scrive Walbankcite-ref-walb39-35-1[35]:
• Destituito Falaride (555/4 a.C.) il toro sarebbe stato gettato in mare.
• Timeo sostenne che durante la sua epoca (IV secolo a.C.) ad Agrigento vi era un toro.
• Il toro presente a Cartagine non era quello di Falaride.
• Ad Agrigento non ci fu mai il toro di Falaride.
Secondo Walbank, la prima e l'ultima affermazioni risultano del tutto privi di prove e «inconsistenti»cite-ref-walb39-35-2[35].
Akragas dopo Falaride
Il racconto della morte di Falaride, riportato da mwavgDiodoro Siculo, probabilmente non è attendibile, ma resta forse vero che la tirannide di Falaride fu abbattuta da moti cittadini.cite-ref-perseus-7-6[7]
Il mezzo secolo di storia agrigentina tra Falaride e l'instaurarsi della tirannide di mwav4Terone (mwav8488-mwawa487 a.C.) non è quasi per nulla documentato e comunque solo in modo indiretto. Gli mwawescoliasti di mwawiPindaro suggeriscono che gli mwawmEmmenidi, il mwawqmwawughenos di Terone, abbiano avuto un ruolo preminente nell'abbattimento della tirannide falaridea: vengono fatti i nomi di Emmene, il capostipite, o di un Telemaco. È facile immaginare che fu lo stesso Terone a mettere in piedi questa tradizione. Lo scrittore greco mwawyEraclide Lembo (II secolo a.C.) riporta che a Falaride succedettero tali mwawcAlcamene e Alcandro, sulla cui storicità non si sa alcunché. Né è chiaro se essi fossero tiranni o esimneti o, come i più credono, magistrati di un consesso oligarchico. Rimane quindi del tutto ipotetico che a Falaride sia seguita una tirannide "protoemmenide" e a questa un regime oligarchico, che precedette il ritorno, con Terone, della tirannia in Akragas.cite-ref-36[36]
Note
cite-note-adornato-11. ↑ mwayemwayiGianfranco Adornato,mwaym p. 483.
cite-note-braccesi55-22. ↑ mwaykmwayoBraccesi e Millino,mways p. 55.
cite-note-33. ↑ mway8mwazaCoarelli e Torelli,mwaze p. 114.
cite-note-44. ↑ Attico, 7, 12, 2.
cite-note-55. ↑ Sian Lewis, mwazgAncient tyranny, Edinburgh University Press, 2006, p. 200.
cite-note-99. ↑ Cfr. Cicerone, mwacaVerrine, II, 2, 3; 85 e 86.
cite-note-1111. ↑ citerefei-falarideGaetano Mario Columba, mwacomwacsFALARIDE, in mwacwmwac0Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.mwac4
cite-note-braccesi-millino58-1616. ↑ mwae8mwafaBraccesi e Millino,mwafe p. 58.
cite-note-1717. ↑ mwafuTucidide, mwafymwafcGuerra del Peloponneso, VI, 4, 4.
cite-note-1818. ↑ mwafsmwafwBraccesi e Millino,mwaf0 pp. 39-40.
cite-note-braccesi57-1919. mwagmmwagqBraccesi e Millino,mwagu p. 57.
cite-note-2424. ↑ mwaimmwaiqBraccesi e Millino,mwaiu p. 56.
cite-note-2525. ↑ Questa tradizione finisce per confluire nel testo di mwaikDiodoro Siculo, 19, 108 (cfr. mwaiomwaisBraccesi,mwaiw p. 7).
cite-note-2828. ↑ mwajwFrontino, mwaj0Stratagemmi militari, III, 4, 6.
cite-note-3232. ↑ mwalemwaliBraccesi e Millino,mwalm pp. 56-57.
cite-note-3636. ↑ mwam4mwam8Braccesi e Millino,mwana pp. 93-94.
cite-note-3737. ↑ mwanqGiamblico, mwanumwanyVita di Pitagora, XXXII, 122 (ed. Kiessl.).
Bibliografia
Fonti primarie
• citerefpolienoPolieno, Stratagemmi.
Fonti secondarie
• citerefsmith(EN) William Smith (a cura di), Phalaris, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
• citerefbraccesiLorenzo Braccesi, I tiranni di Sicilia, Laterza, 1998, ISBN 88-420-5566-2.
• citerefbraccesi-e-millinoLorenzo Braccesi e Giovanni Millino, La Sicilia greca, Carocci editore, 2000, ISBN 88-430-1702-0.
• citerefcoarelli-e-torelliFilippo Coarelli e Mario Torelli, Sicilia, 4ª ed., Roma-Bari, Laterza, 1997, ISBN 88-420-2407-4.
• citereffinleyMoses Finley, Storia della Sicilia antica, 5ª ed., Laterza, 1998 [1968], ISBN 88-420-2532-1.
• citerefgianfranco-adornatoGianfranco Adornato, Phalaris: Literary Myth or Historical Reality? Reassessing Archaic Akragas, Archeological Institute of America, 2012.
• citerefwalbankF. W. Walbank, Phalaris' bull in Timaeus (Diod. XIII, 90, 4-7), vol. 59, The Classical Review, Cambridge University Press, 1945.
• citereffreemanEdward Augustus Freeman, History of Sicily from the earliest time, vol. 2, Oxford, Clarendon press, 1891, pp. 458-477.
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• citerefde-waeleJ. A. de Waele, Acragas Graeca. Die historische Topographie des griechischen Akragas auf Sizilien. 1. Historischer Teil, Verlag C.H.Beck, 1975.
• citerefbianchettiSerena Bianchetti, Falaride e Pseudofalaride: storia e leggenda, L'erma di Bretschneider, 1987.
Voci correlate
• mwao0Tiranni di Agrigento
• mwao8Toro di Falaride
• mwapmCleandro di Gela
• mwapuTerone
• mwapcRichard Bentley
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itFalàride, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGaetano Mario Columba, FALARIDE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
• citerefdizionario-di-storiaFalaride, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Phalaris, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere di Falaride, su Open Library, Internet Archive.